Fai un figlio e odialo. Il caso Lucas/ Toole

Una delle prime storie di un serial killer che ci ha particolarmente colpito, è stata quella di Henry Lee Lucas. Un’infanzia annegata nella completa povertà, crudeltà e perversione. Non ci dilungheremo nel parlare di Henry il killer. Il nostro scopo qui è un altro. Lucas è considerato uno dei più efferati assassini della storia. 11 Vittime accertate, centinaia rivendicate, brutalità e follia a livelli supremi. Ma ciò che ci interessa è la “genesi del male”.
Un bambino nasce nudo e innocente. A “vestirlo” di odio e tormenti ci pensano il nucleo familiare e il mondo avverso.

Henry Lee Lucas nasce il 23 agosto del 1936, in una baracca senza acqua nè luce di Blacksburg, in Virginia. Un fratello e sette tra sorelle, sorellastre e fratellastri.
Quando lo dà al mondo, la madre ha 51 anni.
Lei si chiama Viola, una prostituta alcolizzata e violenta, specialmente con Henry.
Un giorno lo picchia tanto selvaggiamente da lasciarlo in stato comatoso per 72 ore.
Totalmente inutile la presenza del padre, Bernie, anch’egli alcolizzato e senza gambe, perse addormentandosi ubriaco sui binari; passa un treno e gliele trancia entrambe.

Poi c’è il fratello, Andrew, artefice di un ulteriore episodio di assoluta violenza su Henry. Mentre giocano insieme in cortile, scoppia una lite tra i due ed Andrew, impugnando un coltello, colpisce Henry all’occhio sinistro. Il bulbo oculare, completamente compromesso, viene sostituito da un occhio di vetro.

Henry cresce isolato dal resto della comunità, tra estrema povertà e violenza.

La madre sembra, col tempo, affinare le sue incredibili perversioni servendosi di Henry. Fà assistere spesso il figlio ai suoi rapporti coi “clienti” e ciò comprometterà pesantemente l’evoluzione sessuale del bambino. Si diverte a mandarlo a scuola senza scarpe e con i segni dei pestaggi. Il primo giorno di scuola lo veste come una bambina.

E il padre, Bernie, non sembra essere da meno.
Henry rivela che un giorno Bernie (prima dell’incidente alle gambe) lo porta in montagna e lo costringe ad accoppiarsi con un vitello che sgozza poco prima sotto i suoi occhi.
E’ la prima “esperienza sessuale” del futuro assassino seriale.

Facciamo un salto di ben 40 anni. Dal 1936 al 1976 Lucas nasce, cresce e “matura” tra violenza pura, alcolismo, perversioni, omicidi, furti e così via. Da vittima è diventato carnefice.
Nel ’76 il killer stà pranzando alla mensa dei poveri, quando comincia a scambiare due chiacchiere con un certo Ottis Toole…
per chi non credesse nell’infamia che a volte il destino ci riserva, questa parte della storia può servire a pensarla diversamente…

Henry avrebbe potuto incontrare un povero ma onesto uomo col quale stabilire un rapporto di amicizia, trovare un pò di conforto, un pò di calore umano. Redimersi, uscire dall’incubo, e non essere più dispensatore di dolore e morte.

E invece no. Ottis Toole è un altra figura infernale, come Viola, Bernie ed Andrew. Ma non farà anch’egli del male a Henry; ne diventerà complice, in una serie di omicidi disumani.

Nemmeno in questo caso però, ci ha colpito l’incredibile coincidenza di due killer che si ritrovano a mangiare insieme e si mettono “in società”, ma l’origine del male di Ottis.

Ottis Toole nasce e cresce a Jacksonville. La madre è una fanatica religiosa. Abusa del figlio, lo veste con abiti femminili e lo chiama Becky.

Toole è vittima di incesto da parte dei suoi parenti più stretti, compresa la sorella maggiore. A sconvolgere del tutto la sua tremenda infanzia è La nonna materna, una satanista, che fa assistere il nipote a pratiche e rituali, compresi autolesionismo e disseppellimento di cadaveri.

E il padre? Niente da fare: un altro mostro.

Ottis viene forzato ad avere rapporti sessuali con un amico del padre dall’età di 5 anni.

Ottis Toole e Henry Lee Lucas sono entrambi invecchiati e morti in carcere.

La prigione a vita, per i crimini commessi, era il minimo che potessero meritare.

Quando abbiamo studiato questo caso però,ci siamo chiesti se l’ergastolo fosse la pena peggiore, o se i due avessero già scontato una pena ben più atroce, semplicemente nascendo.

La naturale evoluzione del nostro lavoro negli EFFTER è stata quella di abbandonare progressivamente le parole a favore della musica. A ispirarci questa idea sono stai casi come questi. Ci siamo resi conto che l’orrore non si può esprimere a parole. C’è bisogno di qualcosa di superiore, come l’arte, la musica, per avvicinarsi maggiormente all’esplicazione di certi sentimenti, emozioni, stati d’animo, atti, o traumi.

Lo abbiamo imparato leggendo di uno degli orrori maggiori a cui si possa pensare: La violenza di una “famiglia” contro il figlio malcapitato. Una orrenda e sistematica tortura nei confronti di chi è nato senza chiederlo. Senza colpe. Senza scampo.

Milioni di altre persone al mondo subiscono lo stesso trattamento senza diventare killer spietati, ma chi lo diventa, perchè lo diventa?

Forse per cancellare il proprio orrore, con l’orrore…