David Berkowitz – “Io eseguo gli ordini”

Lui è nato per errore. Sua madre decide di liberarsene, dandolo in adozione.

Lui è un anaffettivo, un solitario, che non riesce ad andare d’accordo coi compagni di classe. Non ha amici, non ha nulla. Compie 14 anni e la sua matrigna muore di cancro. Il trauma dell’abbandono lo atterra, ma non lo uccide. La solitudine lo massacra, ma non gli dà il colpo di grazia. L’uso di droghe lo sta consumando, ma non fino all’osso. C’è ancora qualcosa da fare: uccidere.
Ma non è una sua decisione. Glielo ordina papà Sam.
Lui esegue gli ordini. Lui è il “figlio di Sam”, David Berkowitz.

E’ certamente uno dei casi più emblematici della storia della criminologia contemporanea.
La maggior parte degli esperti dediti alla vicenda, stabiliscono che Berkowitz sia uno schizofrenico da manuale. Proviamo ad approfondire maggiormente…

Quando nasce, a Brooklyn nel 1953, David ha un altro nome: Richard David Falco. La madre lo dà immediatamente in adozione, anche perché ha una nuova relazione, e il suo compagno non ne vuole sapere di quel figlio illeggittimo. Così il bambino cresce con la famiglia Berkowitz, una famiglia normale ed affettuosa.

Ma in David è già successo qualcosa. Ha un comportamento ribelle e incontenibile, compie fin da piccolo furti e appicca incendi. Passa un’infanzia e un’adolescenza allo sbando, perde la matrigna e quel poco di equilibrio mentale che gli resta. Il patrigno si risposa quasi subito, la nuova compagna non sopporta David, e così i due pensano bene di abbandonarlo solo in casa, per godersi meglio la vita.

Solitudine totale.

Nel 1971 Berkowitz si arruola nell’esercito e ci rimane fino al 1974. Di nuovo a casa, scopre l’identità della sua vera madre che accetta di rivederlo. Dopo qualche visita però, i rapporti si interrompono e David raggiunge il suo punto di rottura. Il “fattore di stress” è arrivato in perfetto orario. Ora è tempo di vendetta. Chiaramente le prime due vittime di Berkowitz sono due donne. David le accoltella, una si salva, l’altra no. Ma questa è solo una “prova generale”. Prima di continuare a uccidere, David preferisce cambiare Modus Operandi. Una pistola calibro 44 andrà benissimo.

Inizia un anno di terrore per la città di New York, dal Luglio del ’76 al Luglio del ’77. 6 vittime, 7 feriti. David agisce sempre nello stesso modo: pistola in mano, si avvicina ad automobili parcheggiate in cui coppie di giovani si rilassano tranquille tra una sigaretta e un po’ di conversazione, e fa fuoco.

Il 10 agosto del 1977, 10 giorni dopo il suo ultimo delitto, il “figlio di Sam” viene arrestato. Rimangono celebri le sue parole al momento della cattura : “you got me, what took you so long?” (mi avete preso, perché ci avete messo così tanto?).
6 ergastoli, carcere a vita. David non può più dispensare morte.

Ma David ha eseguito solo degli ordini. A chiarirlo è una lettera scritta dallo stesso Berkowitz al capitano della polizia Joe Borrelli. Vale la pena di riportarla qui integralmente, a testimonianza di una una mente totalmente deviata.

«Mi ha molto ferito il fatto che tu mi abbia definito un misogino. Non lo sono. Ma sono un mostro. Io sono il “figlio di Sam”. Io sono un piccolo monello. Quando padre Sam beve, diventa meschino. Picchia la sua famiglia. Qualche volta mi costringe ad andare fino al retro della casa. Altre volte mi chiude nel garage. Sam ama bere sangue. “Vai fuori e uccidi” comanda padre Sam. Dietro casa nostra qualcosa resta. Per lo più giovani – violentati e massacrati – il loro sangue ormai colato – adesso sono ossa. Papà Sam mi chiude in soffitta talvolta. Io non posso uscire ma posso guardare fuori e vedere il mondo scorrermi davanti. Mi sento un outsider. Io sono su una diversa lunghezza d’onda rispetto a tutti – programmato per uccidere. Comunque, per fermarmi dovete uccidermi. Attenzione polizia: sparatemi prima – mirate alla testa o tenetevi alla larga o morirete! Papà Sam è vecchio adesso. Ha bisogno di sangue per preservare la sua giovinezza. Ha anche avuto molti infarti. “Ugh, mi duole, mi fa male, caro ragazzo.” Più di tutto mi manca la mia dolce principessa. Lei è rimasta nella nostra casa femminile. Ma la vedrò presto. Io sono il “Mostro” – “Beelzebub” – il rotondo behemoth. Io amo cacciare. Girando furtivamente nelle strade cerco il bel gioco – saporita carne. Le donne di Queens sono le più carine. Dev’essere l’acqua che bevono. Io vivo per cacciare – la mia vita. Sangue per papà. Mr. Borelli, signore, io non voglio più uccidere. No signore, non più ma devo, “onora il padre”. Io voglio fare all’amore con il mondo. Amo la gente. Io non appartengo alla terra. Riportami su yahoos. Alla gente di Queens, io vi amo. E voglio augurarvi una lieta Pasqua. Possa Dio benedirvi in questa vita e nella prossima. E per adesso dico addio e buonanotte. Polizia: lasciatevi perseguitare da queste parole: Io tornerò! Io tornerò! Che va interpretato così – bang bang bang, bank, bang – ugh!! Vostro nell’assassinio, Mr. Monster.»

Al processo Berkowitz sosterrà che “padre Sam” era un il suo vicino di casa. Il cane del vicino, anche lui lo esortava ad uccidere. Gli parlava e non si potevano discutere gli ordini. In realtà è il cane il vero responsabile di tutto. Il vero “demone”.

Rimane un mistero se David sia nato folle, o lo sia diventato a causa dei traumi subiti.
Molti sostengono che l’assiduo e spropositato uso di droghe e alcool in gioventù gli abbia scombinato il cervello. Questo, unito alla perdita della matrigna, all’assenza di altri riferimenti, alla solitudine più estrema, a una fervida ossessione per la pornografia, all’odio provato per la vera madre che lo ha ripudiato fin dalla nascita, ha di certo fatto germogliare rigoglioso, in David, il seme della follia omicida. Comunque,un grave disturbo mentale fin dalla nascita è più che plausibile.

David in carcere si sente, come egli stesso si definisce, un “cristiano rinato”, si dice pentito dei delitti commessi e ha scritto svariate lettere di scuse ai familiari delle vittime. Padre Sam non ha più parlato, non ha più ordinato. Forse soltanto perché da dietro le sbarre, il suo figlio prediletto non può adempiere agli ordini.